sabato 7 luglio 2012

I Quattrocento Colpi, l'esordio di Truffaut

Secondo appuntamento con gli articoli dedicati ai film della mia vita, per la seconda puntata ho scelto I Quattrocento colpi, l'esordio cinematografico di François Truffaut, film che ha iniziato la nouvelle vague transalpina, la genialità del film sta di fatto che racconta la solitudine di un bambino che cerca comprensione, in un mondo che non sa più ascoltare, l'innovazione stilistica di truffaut è quella di essere stata spudoratamente sincera, nel tratteggiare l'ipocrisia del mondo adulto, che si contrappone con quello dell'infanzia, che cerca una sola cosa nel mondo degli adulti, l'amore e la comprensione.
Il film risulta ancora oggi di una innovazione stilistica senza pari, era un progetto ambizioso, forse più grande di Truffaut stesso, ma da grande regista che era Truffaut, vince la poca considerazione che aveva di lui il suocero quando faceva il critico cinematografico, riuscendo sia a dirigere un lungometraggio drammatico, incentrato sul punto di vista di un adolescente, creato si può dire a sua immagine e somiglianza, sia a sottolineare il fatto che il film è semiautobiografico, ed è il primo capitolo di una saga che continuerà con Antoine e Colette, Baci Rubati, Non sdrammatizziamo è solo una questione di corna, per finire poi  con L'amore Fugge, tutti interpretati da Jean Piere Léaud, ma i Quattrocento colpi, sembra un film a parte, non il primo capitolo di una saga, che racconta l'infanzia di Antoine Doinel, che altri non è che Truffaut stesso, quasi come fosse un alter-ego del regista/autore.


E con questo film ha inizio la rivoluzione cinematografica, che influenzerà per sempre la settima arte, il film è una pietra miliare del cinema, da questo film in poi niente sarà più lo stesso nelle altre pellicole a venire, sia di Truffaut, che di diversi autori, sia europei che americani.
L'abilità di truffaut è stata quella di costruire un film commovente, non da facili lacrime, ma che fa uscire emozioni nello spettatore, colpendolo nel profondo  del suo animo, sono pochi i film che riescono a parlare del mondo dell'infanzia come i Quattrocento colpi, la cosa più importante è che lo sguardo di Doinel riflette per tutto il film, come una chiara denuncia al mondo degli adulti, che è incapace di ascoltare, che pensa solo ed esclusivamente a se stesso, anche se il piccolo fa di tutto per colpire sua madre, facendo quel tema su balzac, che è una delle scene cardine del film, quando viene  accusato di plagio, ecco che il mondo degli adulti mostra tutta la sua meschinità, come rispondere a tutto ciò se non facendo marechelle sempre più pesanti? E' un modo per attirare l'attenzione dei suoi assenti genitori, che ovviamente preferiscono mandarlo in riformatorio, piuttosto che dialogare con lui e cercare di capirlo.
I Quattrocento colpi è un film che riesce a parlare sinceramente e spudoratamente, per questo fa così male guardarlo perchè colpisce come un pugno nello stomaco lo spettatore, facendo in modo di identificarsi con il protagonista e nello stesso tempo cercare di immedesimarsi in lui. I Quattrocento colpi è un autentico e sincero sguardo completamente dalla parte dei bambini.




2 commenti:

  1. film che ho visto solo una volta ma amato tantissimo, must per ogni cinefilo

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  2. io l'ho visto diverse volte, e ogni volta è stata un emozione diversa ^_^

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